Mamma, la Turco!

Oggi, alla radio,  Barbara Palombelli ha intervistato Livia Turco e – come le accade da qualche tempo – quando è stato toccato il tasto del livore che monta nei confronti della classe politica, la deputata ha avuto il consueto accenno di pianto, che non saprei se attribuire a commozione, dolore o disagio.
Una persona, e in particolare una donna che piange, a me fa sempre un certo effetto. Inizialmente suscita empatia, e non di rado sfocia nel senso di colpa: “Ma che t’ho fatto, Livia?”

Stavo per cascarci quando il mio collega N., assai più svelto e scafato di me su queste cose, ha detto: “Perchè non le chiede come ha votato tutte le volte che si sono aumentati lo stipendio?”
E il mio senso di colpa si è miracolosamente dissolto ancor prima di nascere.

Ora, sperare che Barbara Palombelli, incarnazione di un giornalismo salottiero, accomodante e accomodato, possa anche solo pensare di fare una domanda così ardita, è assolutamente inutile. Sarebbe, tuttavia, oltremodo interessante, se Livia Turco rispondesse, innanzitutto a sé stessa (risparmiandosi così parecchi piagnistei) e poi a noialtri, a domande come quelle di N. e ad altre dello stesso tenore. Faccio qualche esempio:
– Cos’ha fatto il suo partito per risolvere il conflitto d’interesse?
– Cos’ha prodotto la commissione presieduta da D’Alema sulle riforme istituzionali?
– Come mai, entrambe le volte che siete stati al governo, nelle brevi pause del ventennio Berlusconiano, non avete fatto altro che litigare tra voi?
– Qual’è la sua posizione sul finanziamento pubblico ai partiti?
– Qual’è stato il contributo del suo partito al contrasto dell’evasione fiscale e ad una distribuzione dei redditi degna di un paese civile?
– Cosa avete fatto per cancellare la vergognosa legge elettorale in vigore?

La lista potrebbe essere ben più lunga, ma non voglio infierire. Né voglio disconoscere all’Onorevole Turco i meriti che pure ha avuto nella sua lunga carriera politica. Lei stessa ha peraltro anticipato – dopo aver fatto ben sette legislature in parlamento- che non si ricandiderà alle prossime elezioni. Cosa pretendere di più?

Ecco, potrebbe convincere tanti suoi colleghi a emularla. Come lei stessa asserisce, si può continuare a fare politica anche senza ricoprire incarichi istituzionali. L’indubbia competenza e l’esperienza di queste persone può ancora essere utile al paese, ma – per favore – fuori dall’emiciclo.

Del resto, io non sono contro i partiti, anzi, penso che il loro ruolo sia ancora fondamentale e che, opportunamente rifondati, possano essere determinanti nel ristabilire, nel nostro paese, un minimo di democrazia e di civiltà. Ma non venite a raccontarmi che i partiti, così  come si sono ridotti, siano ancora in grado di rappresentarci.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...