Riflessioni in coda dal benzinaio

Se un alieno mi chiedesse: “A cosa serve l’automobile?” D’impulso gli risponderei che serve per viaggiare. Ma subito mi renderei conto di aver detto una sciocchezza. Per un viaggio intercontinentale, infatti, a nessuno verrebbe in mente di utilizzare la propria berlinetta. Forse ci si potrebbe viaggiare in Europa, ma a costo di grandissimi sacrifici. Ed anche per spostarsi in Italia, considerato il rapporto costi/benefici e le difficoltà – parcheggi, zone a traffico limitato, code…- si finisce quasi sempre per preferire qualche mezzo pubblico.

Faccio due conti:
– la mia auto è costata circa dodicimila euro, che conto di ammortizzare in quindici anni:  ottocento euro per anno;
– usandola moderatamente, e quasi esclusivamente in città, spendo una trentina di euro di benzina alla settimana. In un anno sono circa millecinquecento euro;
– la manutenzione corrente posso stimarla approssimativamente, e per difetto, in cinquecento euro l’anno;
– bollo, assicurazione, revisione e altre piccole spese: non meno di altri mille euro.
Calcolando anche la spesa per il garage, la mia vetturetta pesa per circa cinquemila euro l’anno sul bilancio famigliare. E non mi serve per viaggiare (nel senso che per i viaggi c’è bisogno di un budget supplementare). Una cooperariva di tassisti, per molto meno mi scarrozzerebbe ovunque senza problemi (ecco perchè penso che ci sia spazio per nuove licenze), ed anche altre soluzioni, come – ad esempio – il “car sharing“, sarebbero senza dubbio più economiche e razionali.
Il conto però non è completo: l’auto infatti è di gran lunga il mezzo di trasporto meno sicuro, e in qualche modo bisognerà valutare le migliaia di vittime. Ogni anno come una piccola guerra che non accenna a finire.


Oggi l’auto si usa essenzialmente per tre ragioni: per lavoro, per sopperire a carenze nell’organizzazione del trasporto pubblico o solo per abitudine. Salvo che nel primo caso, il possesso di un’automobile potrebbe, con un po’ d’impegno, diventare assolutamente superfluo.
Del resto, l’inesorabile calo delle vendite, in atto ormai da diversi anni, ci attesta che il declino ha già avuto inizio, con buona pace di Sergio Marchionne, che fa la voce grossa coi suoi operai, ma che dovrebbe cercarsi delle alternative plausibili.

Negli spot che pubblicizzano un’auto, la protagonista si muove quasi sempre in paesaggi magnifici, su strade linde e sgombre, nell’isolamento più totale (non accade mai, ad esempio, che incroci un’altra auto), ma – si sa – la pubblicità racconta frottole.

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