Un cappello pieno di ciliegie

Si tratta dell’ultimo libro di Oriana Fallaci, scritto tenacemente, strappando i giorni alla morte che incombeva. Parla della sua famiglia. Da molti viene ritenuto il suo “testamento spirituale”. Questo è ciò che sapevo: abbastanza per decidere di leggere “Un cappello pieno di ciliegie”.

Un buon libro non deve però limitarsi a dare al lettore ciò che lui già si aspetta. Un buon libro dev’essere capace di sorprendere, di emozionare e di coinvolgere il lettore trascinandolo laddove lui non avrebbe mai immaginato di andare. Da questo punto di vista, credo che l’ultima opera di Oriana Fallaci non sia solo un buon libro, ma addirittura un capolavoro.

E’stato scritto per ultimo, ma questo libro ha occupato una grande parte della  vita della scrittrice. Si basa infatti su una minuziosa ricerca condotta per anni in ogni parte del mondo. Me la sono immaginata, Oriana, impegnata nel suo lavoro in Italia, o in Spagna, in Inghilterra o negli Stati Uniti, l’ho vista rubare il tempo ad un incontro importante, ad un’intervista, ad una conferenza, per correre a cercare un luogo, una traccia, un semplice indizio; a visitare polverosi archivi alla ricerca di qualcosa che riguardava solo lei. Non ci rivela quando e come abbia avuto inizio questa smaniosa ricerca, però ci spiega (e spiega a se stessa) il perché.

Attraverso la conoscenza profonda delle sue origini, Oriana compie infatti il tentativo di capire alcuni aspetti del proprio carattere, della propria personalità e perfino alcuni aspetti della sua fisicità, riconducendoli alle storie dei suoi avi. Sostiene Oriana che ciascuno di noi sia il prolungamento delle esistenze che ci hanno originato e che il nostro carattere sia l’intreccio inestricabile di questi fili.

Chi di noi non ci ha pensato almeno una volta? Chi di noi non ha riconosciuto in un gesto, nel tono della voce, in uno sguardo, il filo invisibile che congiunge due esistenze nello stesso modo in cui la radice si congiunge alla pianta? Ebbene, Oriana ha avuto la forza, il coraggio, la capacità e la caparbietà di spingersi alla ricerca delle sue radici più remote: una ricerca che più la portava in tempi e terre lontane, più le ha permesso di rivelarsi a sè stessa.

Accanto a questi aspetti più interiori, sono stato affascinato anche dal lato “estroverso” della vicenda della famiglia Fallaci. Una singolare coincidenza ha fatto sì che mi avvicinassi a questo libro proprio nell’anno in cui si celebrano i centocinquanta anni dell’unità d’Italia. Fioriscono ovunque iniziative per ricordare gli artefici del tortuoso cammino che ci ha portati ad essere una nazione. Ebbene, è stato davvero emozionante, oltre che interessante, ritrovare l’innesto di quel cammino, dentro la storia di una famiglia italiana.

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