Vecchiaccio?

Il libro si apre…con la dedica dell’autore, incontrato alla presentazione del libro medesimo alla libreria Feltrinelli di Bari. Sorrido perché c’è scritto “con simpatia” e so bene che io, per Marco Presta, sono e resterò un perfetto sconosciuto, e che invece avrei dovuto io scrivergli da qualche parte “con simpatia”, visto che seguo il suo programma radiofonico fin dagli esordi e che questo mi permette di considerarlo, se non proprio un amico, perlomeno una “voce amica” che da anni fa parte della colonna sonora delle mie giornate. Però lui non verrà mai da me a chiedermi una dedica: la realtà offre spesso di questi paradossi, meglio abituarsi.

Ma restiamo al libro.  Nell’acquisto non mi sono lasciato condizionare dalla lunga frequentazione radiofonica. Come sempre sono andato a cercare sulle mie fonti abituali e quello che ho letto mi ha intrigato, incoraggiato, anche se, essendo lo scrittore – a suo modo – un “personaggio famoso”, ho sospettato che la benevolenza dei giudizi  fosse, almeno parzialmente “drogata” dalla notorietà.

Questo sospetto  – mi sono accorto durante la lettura-  ha costituito un pregiudizio del quale ho faticato a liberarmi. Scorrendo il testo mi chiedevo infatti se uno sconosciuto, che avesse scritto “quel” libro, avrebbe avuto, in Italia,  il privilegio di essere pubblicato nientemeno che da Einaudi. Pian piano però mi sono reso conto che il libro meritava la pubblicazione e che, pur non essendo un capolavoro, è senza dubbio gradevole, dignitoso, scorrevole e offre originali spunti di riflessione su diverse questioni.

Protagonista è un vecchio burbero, acido, incazzoso e un po’ antipatico. Un vecchio come tanti. Intorno a lui e al suo singolare punto di osservazione della realtà ruotano una serie di personaggi che l’autore tratteggia in modo quasi evanescente. Alcuni sono comuni, comuni le loro storie, i loro atteggiamenti, le loro contraddizioni: la moglie, la figlia, l’automobilista, gente che incontriamo tutti i giorni. Altri sono talmente singolari da apparire fantastici, poetici. Ma –chissà?- è possibile che anche le nostre giornate siano popolate da qualche “Armando”, e forse non ce ne accorgiamo. Se solo sapessimo guardarci attorno, chissà che sorpresa sarebbe scoprire qualcuno che ha cura di noi, che prova guidarci in una direzione che noi non avremmo mai immaginato e che invece è proprio quella giusta, che non si arrende al fatto che la vita, le vite abbiano il loro corso, il loro destino e che prova ad interferire dando qua e la un’aggiustatina.

In conclusione devo dire che ho apprezzato questa “opera prima” di Marco Presta (in realtà non si tratta di uno scrittore di primo pelo, visto che ha già pubblicato una raccolta di racconti e che, oltre a fare radio,  scrive per la TV e per il Teatro). Ci ho trovato tanto di personale, ma anche tante esperienze, pazientemente raccolte in anni di dialogo con la gente,  che servono a farci riflettere sulle meraviglie che ci circondano e delle quali troppo spesso non ci accorgiamo.

Marco Presta – Un calcio in bocca fa miracoli – Einaudi

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