Inform(a)zione

Non lo nego, mi piace Milena Gabanelli, ed apprezzo il lavoro del suo team. Tuttavia anni fa mi è capitato di seguire un servizio di “Report” che mi ha fatto riflettere e che ha cambiato radicalmente il mio modo di servirmi della cosiddetta informazione televisiva.

Quella volta l’argomento era la sicurezza ferroviaria: il mio lavoro.
Ne veniva fuori un messaggio allarmante: le ferrovie italiane non sono sicure. Un messaggio sostanzialmente falso. Sarebbe bastato cercare qualche riscontro, guardare qualche statistica sugli incidenti, rendersi conto del metodo e dello scrupolo col quale viene “costruita” la sicurezza ferroviaria per offrire al pubblico uno “spaccato” assai più aderente alla realtà. Invece era stato adottato un taglio “allarmistico”, utile forse ad aumentare gli ascolti ma fuorviante e dannoso.
Mi chiesi infatti quanti pendolari, suggestionati da “informazioni” di quel genere, al treno avrebbero preferito l’auto: un mezzo di trasporto intrinsecamente insicuro, che – non a caso – provoca ogni anno un numero di vittime paragonabile a quello di una guerra.

Quel servizio mi ha fatto rendere conto di una cosa: la televisione non può servire ad informare. E questo non è colpa di chi la fa, ma proprio delle caratteristiche del mezzo.

La TV infatti DEVE spettacolarizzare tutto, DEVE comprimere i tempi, DEVE tagliare le inquadrature cogliendo aspetti magari meno significativi ma più “televisivi”. La TV vuole suscitare reazioni emotive, l’informazione è un’altra cosa, distante mille miglia dalla emotività.

Adesso mi accorgo di guardare sempre meno la TV, e soprattutto i programmi (cosiddetti) d’informazione (a partire dagli inutili e sempre più insulsi Tele-Giornali). Cerco d’informarmi frequentando altri “luoghi” (libri, radio, giornali, internet, conferenze pubbliche, ecc.). Lì scopro cose assai più interessanti di come affrontare la “prova costume” o di come combattere la calura estiva: mi sento nel Mondo.

Continuo a guardare programmi di pregio, come appunto “Report”: mi servono principalmente per raccogliere stimoli, che poi cerco di approfondire su altre fonti. Rifuggo invece le arene politiche. Non tollero che uomini pagati per amministrare la “res-publica” se ne stiano a cianciare in politichese in questa o in quell’altra vetrina televisiva. Finita la campagna elettorale mi piacerebbe che tutti si mettessero al lavoro, giorno e notte, per il bene della collettività e che si facessero vedere il meno possibile. I giornalisti, dal canto loro, dovrebbero capire che interpellando direttamente il politico gli si dà l’occasione per farsi propaganda e per divulgare la “sua” verità; molto meglio cercare le notizie attraverso l’inchiesta,  più faticosa, ma certo più attendibile e interessante.

In questi giorni sono in tanti a chiedersi se la TV non abbia perso il ruolo centrale che aveva nella informazione. Io mi chiedo se lo abbia mai avuto.

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