In teoria… in pratica…

Ogni volta che ci sono dei referendum, i partiti sembrano disinteressarsene. Perché spendere danaro in costose campagne pubblicitarie quando non è in gioco neppure una misera poltrona di quart’ordine in qualche consiglio piccino picciò?

Eppure, attraverso l’abile aggiramento di un verdetto referendario, i finanziamenti ai partiti li versiamo noi, e sarebbe davvero il minimo se fossimo ricambiati con una informazione adeguata su certe iniziative. Ma – tant’è –  è tempo che ce ne facciamo una ragione e che andiamo a raccattarci le informazioni un po’ ovunque per formarci la nostra opinione, giusta o sbagliata che sia.

Innanzitutto penso di andare a votare. Solo una volta, in vita mia, ho fatto apposta a non andarci, perché ritenevo giusto far mancare il quorum, ma stavolta no. Stavolta voglio contribuire affinché il risultato – quale che sia – sia valido.

Vedrò di accontentare il “popolo della rete” andando a votare entro mezzogiorno di domenica, mi sembra una buona strategia. E poi, se vado molto presto al seggio, asciugamano in spalla, dopo posso accontentare pure quelli che mi volevano al mare.

Ciò detto, bisogna decidere se barrare il sì o il no. E qui comincia l’indecisione. In questi giorni ho provato a sentire le opposte argomentazioni (quelle per i “no” ho dovuto cercarle col lanternino, mentre i “sì” vanno quasi esclusivamente per slogan). Devo dire chi si schiera per il “no” non ha tutti i torti.

Nel caso dell’acqua loro dicono (più o meno), che la gestione statale degli acquedotti è stata – fin qui – disastrosa e che l’ingresso dei privati potrebbe innescare meccanismi tipici del mercato – efficienza, concorrenza, qualità dei servizi – che tornerebbero a vantaggio di noialtri utenti.

I fautori del nucleare sostengono che le energie alternative sono ancora molto lontane dal poter supportare il fabbisogno di una società sprecona come la nostra.

E coloro che – in buona fede – intendono mantenere il “legittimo impedimento” lo fanno per tutelare le istituzioni, elette democraticamente dai cittadini, dalle ingerenze di altri poteri dello stato.

Si tratta di argomentazioni ragionevoli che tuttavia non mi convincono, per una semplice ragione: siamo in Italia. In “questa” Italia.

In questa Italia è già successo che il privato sia entrato nella gestione di beni e servizi di cui non si può fare a meno, e noi utenti non abbiamo goduto né la qualità, né i vantaggi della libera concorrenza. Abbiamo solo subito gli abusi dei monopolisti e dei “cartelli” formatisi tra i gestori.

In questa Italia, sul nucleare non c’è mai stata chiarezza. In questi giorni, ignoti hanno rubato il PC che conteneva le ipotesi della ubicazione delle nuove centrali (tenute rigorosamente segrete). V’immaginate il putiferio quando verranno fuori le “locations”? Cose che non accadono neppure a Springfield nella centrale del signor Burns!

Quanto poi penso al “legittimo impedimento” – cosa volete?-  mi viene in mente la recente scenetta del nostro Presidente quando (dopo aver istruito adeguatamente il fotografo) è andato a raccontare all’uomo più potente del mondo…del suo problemino… Macario non avrebbe saputo far meglio.

Siamo l’Italia che voleva far cambiare la costituzione a D’Onofrio, l’Italia in cui la mamma di Batman è stata ministro della pubblica istruzione ed ha modificato i programmi scolastici dei nostri figli, l’Italia dei ministri che non sanno chi gli paga le case, l’Italia in cui Mastella è stato ministro…della giustizia, l’Italia in cui votiamo con una legge definita “porcata” da colui che l’ha scritta!

Io credo insomma che nessuna teoria sia oggi applicabile tout-court alla nostra realtà. Bisogna prima cambiare.

Dicendo sì, si cambia? Non so. In passato i risultati dei referendum sono stati facilmente traditi, aggirati, quando non ignorati, dalla nostra classe dirigente, al punto che – ad esempio – oggi rivotiamo sul nucleare dopo averlo già fatto nel 1987. Il sì può essere un segnale? Forse…

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One thought on “In teoria… in pratica…

  1. Gino, concordo perfettamente su questa tua analisi, compresa l'amarezza finale di dover andare a votare col dubbio di vedere aggirato l'esito referendario, come è già accaduto in passato. ma anch'io voglio andarci, nella speranza (residua) che qualcosa possa cambiare in questa italietta.
    Saluti. Beppe(starnazza) sloggato.

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