Il vizio di leggere

Avrei potuto scrivere questi appunti già qualche tempo fa, quando, fidandomi del consiglio di Paola, mia “vicina” su aNobii, regalai “Sette piccoli sospetti” a mia figlia, sperando – come ogni papà spera – di azzeccare il libro giusto per far avvicinare un’adolescente al bellissimo vizio della lettura.
Avrei potuto scrivere allora, quando mia figlia – che inizialmente aveva accolto il mio regalo piuttosto freddamente – divorò il libro in pochi giorni e mi chiese – entusiasta – di comprarle l’altro romanzo di Christian Frascella: “Mia sorella è una foca monaca” (quest’ultimo ritenuto – a torto o a ragione – dalla acerba lettrice “non all’altezza” dell’altro libro).
Ho voluto attendere un po’ per leggerlo io stesso, per indagare di persona quali fossero gli “ingredienti” capaci di catalizzare l’attenzione di un’adolescente, indolente e distratta come la maggior parte delle sue coetanee.
Non credo di aver individuato una “ricetta” della quale l’autore si sia servito. Piuttosto posso riferire gli aspetti che mi hanno colpito anche se – me ne rendo conto – potrebbero non essere gli stessi elementi capaci di colpire la fantasia di una dodicenne.
Ho notato, ad esempio, che in questo libro gli adolescenti non sono i soliti oggetti vuoti da rimpinzare ben bene che la società dei consumi ci ha abituato ad immaginare. Non si racconta di come vestano, di cosa mangino, si preferisce descriverne il carattere e raccontare la realtà in cui questo carattere si va, man mano, plasmando. Viene da chiedersi quale sia la verità: se quella raccontata nel libro sia una fantasia dell’autore, o se piuttosto noi adulti non ci siamo formati un’idea distorta e assai distante dalla realtà.
I sette dodicenni, protagonisti della vicenda narrata nel romanzo mi hanno fatto ricordare gli aspetti più avventurosi della mia stessa adolescenza, quando si bazzicava la periferia, quando stava bene in gruppo e -in gruppo – ci si spingeva talvolta in esperienze estreme e non prive di grossi rischi, dei quali ci si infischiava allegramente. Certo, alcune situazioni del romanzo sono esagerate, paradossali, ma credo che per un adolescente nulla sia veramente esagerato.
Mi ha colpito anche la descrizione della società in cui questi giovanissimi ragazzi sono immersi. Violenza, sopruso, pedofilia, corruzione, inganno: fa impressione trovare tutte queste cose ritmate dallo scorrere delle pagine di un libro, ma finiamo per accettare tutto passivamente, se opportunamente diluito, a piccole dosi, nella nostra quotidianità.
In definitiva penso che il libro di Frascella rappresenti una interessante chiave interpretativa per “leggere” gli adolescenti di oggi, quei figli che ci vivono accanto e a cui appartiene il futuro.

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