La campagna del poeta

Credo sia utile sforzarsi di ricondurre alcuni problemi alle loro reali dimensioni.
In questo momento gli yes-men del presidente tuonano in ogni occasione dicendo che se la loro lista nella provincia di Roma non fosse riammessa, si attenterebbe alla democrazia privando “milioni” di cittadini della possibilità di scegliere i loro candidati. Le cose però, non stanno così. Se io infatti fossi un elettore di destra, e risiedessi nella provincia di Roma, e fossi ancora convinto di votare a destra dopo la figuraccia mondiale della presentazione delle liste, potrei votare per la Polverini e dare la mia preferenza a qualche candidato al consiglio regionale scegliendo fra le liste che la sostengono. Certo, mi sarebbe preclusa la possibilità di votare per qualcuno del PdL, ma a questo punto lo considererei il minore dei mali. Ciò che invece nessuno dice è che la lista della provincia di Roma, avrebbe assicurato delle chances ad una pletora di parassiti, di incapaci totali che hanno dato ampia prova della loro insipienza litigando fino all’ultimo per stilare la lista che poi è stata presentata fuori tempo massimo. Per ristabilire un minimo di equilibrio, questi soggetti dovrebbero uscire allo scoperto e chiedere scusa ai loro potenziali sostenitori, invece…

E’ di questi giorni la “scoperta” della censura che il governo  esercita, con ogni mezzo,  sulla RAI. Mi riferisco, ovviamente, alle regole votate dalla commissione di vigilanza e recepite dalla RAI cancellando tutti i programmi di approfondimento giornalistico. E mi riferisco anche alla recente inchiesta che ha mostrato come il premier non esisti a intervenire personalmente affinchè l’azienda pubblica sia completamente al servizio del governo e non dei cittadini. I miei capelli bianchi mi impediscono di scandalizzarmi per cose di questo genere. La RAI è stata sempre così, anzi, posso garantire che è stata anche peggio. In altri tempi i Tiggì si facevano quasi esclusivamente con le “veline” che pervenivano dalle segreterie di partito, i direttori, come oggi, erano militanti di provata fede, e la censura veniva attuata a tutto campo, spingendosi a sforbiciare perfino i testi di un programma di varietà, o a scegliere i costumi delle ballerine. Questo per me significa solo una cosa: noi cittadini pensiamo che la nostra classe politica sia costituita da incapaci e corrotti, loro di noi pensano che siamo dei deficienti da “rieducare” attraverso la televisione. Se ci sforzassimo di superare questa diffidenza reciproca e guardare le cose per quelle che realmente sono, potremmo compiere un grosso passo in avanti.

Qui in Puglia, il candidato Rocco Palese non manca occasione di denigrare il suo avversario Nichi Vendola accusandolo di essere, non un ladro, nè un imbroglione, nè un corrotto, nè un incapace ma, … un poeta. I suoi slogan preferiti, nei comizi e sui manifesti sono infatti del tipo: “basta con le poesie, ci vogliono i fatti…”. In mancanza di altri motivi quali, ad esempio, l’impietoso confronto fra ciò che ha fatto Vendola negli ultimi cinque anni e quello che aveva combinato Fitto prima di lui, basterebbero  slogan di questo genere per decidere di non votare Palese. Uno che attribuisce alla poesia una connotazione così negativa da ritenerla un insulto volto  a screditare l’avversario, uno che ritiene che la poesia e i fatti siano addirittura contrapposti, uno che pensa che i poeti siano incapaci di adoperarsi per il bene comune, è irrimediabilmente indegno del consenso popolare.


Ai giorni non dire
l’attesa
ché pesa
la vita lesta
la morte manifesta

(da:  Nichi Vendola – “l’ultimo mare” –  Manni – 2006)

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7 thoughts on “La campagna del poeta

  1. Buona domenica! Sono d'accordo: non mi dispiacciono (anche se non mi esaltano) i versi di Vendola nel tuo post. Mi indignano, invece i "versi" di Bondi (qui uso versi anche nel senso di versi, appunto: boccacce, rumori ecc. quando li vedo citati come poesie da qualche parte). Anche questo è un delitto e uno scandalo, forse – ma solo forse – minore. Mi compiaccio, invece, del fatto che il candidato che citi sparli dei poeti: vuol dire che non considera il "suo" Bondi un poeta…
    Basta con gli scherzi. Anche nel cap. XIV dei promessi Sposi Manzoni se la prende con i poeti, ma non certo con loro direttamente: con l'opinione, invece, che il "volgo", gli avventori oziosi, incolti e loschi dell'osteria della luna piena ha dei poeti, gente con la testa per aria… Il tuo candidato, forse, non ha ancora superato la fase osteria della luna piena!

    E basta anche con il secondo scherzo. Stamattina di buon'ora, verso le sei o poco prima ho visto su RAI3 un documentario in b/n "Storie di emigrazione" degli anni settanta o fine sessanta: dai "briganti" antipiemontesi, all'esodo de contadini, alla Torino con i cartelli "non si affitta a meridionali". Per non dire delle interviste sui lavori ai quali venivano adibiti gli italiani del sud: quelli che i piemontesi non fanno… Cambiate le immagini, messi volti di oggi, marocchini, neri, indiani eccetera, le parole sono le stesse. Il Paese ha seppellito generazioni e passi avanti ne ha fatti? Pochi. Il problema, credo, sia un certo potere che privilegia l'ignoranza o la conoscenza falsa ed effimera; e qui entra anche la RAI. Ma con le private abbiamo ulteriormente perso senno e capacità di ragionare. Alle tribune di Jader Jacobelli, ad esempio, i politici erano grigi e seri, ma parlavano senza insultarsi e le parolacce di Calderoli e compagnia, non vi avrebbero fatto capolino neppure da lontano. Insomma, ora tante "notizie", tante chiacchiere, poche e sempre più relegate trasmissioni per fare ragionare, sia l'una che l'altra parte. Viva Mineo, Augias, Jacona, Gabanelli e che non ce li tolgano.
    Buona domenica, ancora. Eleonora

  2. Buona domenica! Sono d'accordo: non mi dispiacciono (anche se non mi esaltano) i versi di Vendola nel tuo post. Mi indignano, invece i "versi" di Bondi (qui uso versi anche nel senso di versi, appunto: boccacce, rumori ecc. quando li vedo citati come poesie da qualche parte). Anche questo è un delitto e uno scandalo, forse – ma solo forse – minore. Mi compiaccio, invece, del fatto che il candidato che citi sparli dei poeti: vuol dire che non considera il "suo" Bondi un poeta…
    Basta con gli scherzi. Anche nel cap. XIV dei promessi Sposi Manzoni se la prende con i poeti, ma non certo con loro direttamente: con l'opinione, invece, che il "volgo", gli avventori oziosi, incolti e loschi dell'osteria della luna piena ha dei poeti, gente con la testa per aria… Il tuo candidato, forse, non ha ancora superato la fase osteria della luna piena!

    E basta anche con il secondo scherzo. Stamattina di buon'ora, verso le sei o poco prima ho visto su RAI3 un documentario in b/n "Storie di emigrazione" degli anni settanta o fine sessanta: dai "briganti" antipiemontesi, all'esodo de contadini, alla Torino con i cartelli "non si affitta a meridionali". Per non dire delle interviste sui lavori ai quali venivano adibiti gli italiani del sud: quelli che i piemontesi non fanno… Cambiate le immagini, messi volti di oggi, marocchini, neri, indiani eccetera, le parole sono le stesse. Il Paese ha seppellito generazioni e passi avanti ne ha fatti? Pochi. Il problema, credo, sia un certo potere che privilegia l'ignoranza o la conoscenza falsa ed effimera; e qui entra anche la RAI. Ma con le private abbiamo ulteriormente perso senno e capacità di ragionare. Alle tribune di Jader Jacobelli, ad esempio, i politici erano grigi e seri, ma parlavano senza insultarsi e le parolacce di Calderoli e compagnia, non vi avrebbero fatto capolino neppure da lontano. Insomma, ora tante "notizie", tante chiacchiere, poche e sempre più relegate trasmissioni per fare ragionare, sia l'una che l'altra parte. Viva Mineo, Augias, Jacona, Gabanelli e che non ce li tolgano.
    Buona domenica, ancora. Eleonora

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