Cave canem

Il libero mercato non rappresenta certo la soluzione per avere, in Italia, una informazione più libera  e completa, ma di certo farebbe piazza pulita di giornali che non sono in grado di reggersi offrendo un servizio ai loro lettori. Giornali che, per la loro sciatteria, o per la assoluta mancanza di indipendenza di giudizio, non venderebbero che poche copie e che, per questa ragione, non attrarrebbero investimenti pubblicitari. Invece la politica ogni anno finanzia questa stampa con contributi erogati a vario titolo e, in tal modo, consente a diverse testate la sopravvivenza, ottenendo in cambio l’addomesticamento di gran parte dell’informazione disponibile.

Negli ultimi tempi, alcune testate che appartengono a questa “categoria protetta”, abbandonando ogni dignità professionale sono passati dalla mancanza di indipendenza al totale asservimento del padrone. Invece di raccontarci il mondo si preoccupano di reagire in ogni modo (lecito, non lecito, fino al ridicolo), ad ogni gesto che possa, anche lontanamente, essere interpretato come una aggressione al padrone.
Questo fenomeno ha avuto inizio in modo eclatante con il “caso Boffo”, per poi proseguire con episodi minori e coinvolgendo perfino la televisione col celebre “caso del calzino stravagante del giudice Mesiano”, che ha fatto rimettere la faccia a Claudio Brachino.
Quando tutto ciò ha avuto inizio, non avrei mai immaginato che questi professionisti del servilismo si sarebbero spinti fino a cercare ovunque i loro “scoop”, perfino in ambiti che con l’informazione hanno poco da spartire. Invece pare non ci sia limite a questa barbarie, così si può leggere di una professoressa di un liceo della placida provincia italiana, rea – udite! udite! – di aver proposto ai suoi studenti una versione dal latino che non rientra tra quelle che si possono trovare facilmente in rete, ma che è un piccolo articolo (pubblicato sul notiziario internazionale on-line ephemeris) che racconta notizie di attualità.
Orbene, se l’attualità fosse stata l’ultimo film di Almodovar, o l’ultima retata dei carabinieri, o l’influenza A, sono convinto che nessuno di questi solerti cronisti se ne sarebbe occupato, ma il “pezzo”  riguardava il padrone, e allora… allora lo sbattiamo in prima pagina. E giù a filosofeggiare su cosa debba e non debba fare una professoressa di liceo, e sul latino, che ormai è lingua morta e tale deve restare, e sulla battaglia politica che si insinua subdolamente tra i banchi di scuola fino a definire ex sessantottina una professoressa che – anche solo per ragioni anagrafiche – non può appartenere a questa categoria.
Chissà che domani in prima pagina non possa finire chiunque si azzardi, in treno, al bar, o in strada a proferire un giudizio negativo sul padrone di questi servi. Io che frequento questi postacci so bene che in giro è pieno di pericolosi sovversivi.
Il “caso” avrà probabilmente uno strascico in parlamento, visto che l’onorevole Carlucci   ha annunciato una interrogazione al ministro Gelmini.
Io manifesto la mia solidarietà alla professoressa coinvolta, suo malgrado, in questa vicenda, auspicando che si smetta di erogare finanziamenti pubblici ai giornali e che questi fondi vengano dirottati alla scuola pubblica, che ne ha certamente più bisogno. Se poi certi giornalisti dovranno cambiare mestiere: ce ne faremo una ragione.

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