Spingendo la notte più in là

Da tempo pensavo che avrei dovuto leggere questo libro. Alcuni amici me ne avevano parlato, avevo capito di cosa si trattasse, ma continuavo a rinviare…
La stagione dei cosiddetti “anni di piombo” credo abbia avuto diversi “livelli” di conseguenze. Il primo, quello più drammatico e feroce, è il livello del sangue, della morte e della distruzione. Poi c’è il livello “politico”, quello del faticoso percorso che ha portato l’Italia ad emergere dall’abisso in cui degli esaltati assassini l’avevano sprofondata. Infine c’è il livello “pubblico”, e cioè il risvolto che questa delicata fase della nostra repubblica ha avuto su ciascuno di noi.
Ho già accennato in un altro post al modo in cui io ho vissuto quegli anni, all’angoscia e allo smarrimento che hanno accompagnato gli anni della mia adolescenza.
Temevo inconsciamente che il libro di Mario Calabresi riaprisse quelle ferite, che mi riportasse a quell’atmosfera opprimente; d’altra parte sentivo che si trattava di una lettura necessaria: quel libro avrei dovuto, prima o poi, incontrarlo, perché mi avrebbe permesso di capire qualcosa del primo livello, il livello che riguarda le famiglie che hanno pagato il tributo più alto a quella guerra scellerata.
Il libro è bellissimo, intenso, lucido, diretto; il percorso di elaborazione del lutto compiuto da Calabresi gli permette di parlare “da dentro” ai fatti offrendone una lettura inedita e, al tempo stesso, oggettiva.
Tanto è stato scritto su quegli anni, ma per la prima volta ho avuto la sensazione di leggere delle verità. In questo libro le vittime sono vere vittime e gli assassini veri assassini. E questo è già tanto per chi assiste a tutte le manfrine che puntualmente si scatenano quando si chiede l’estradizione di questi assassini per consegnarli alla giustizia.
Il giornalista ci racconta le famiglie, il loro dolore, la voglia di riscatto e di giustizia. Argomenti che non compaiono mai nel dibattito pubblico.
Credo che questo libro rappresenti il modo più bello che un figlio potesse scegliere per onorare la memoria di suo padre.
La lettura regala tanti momenti di profonda commozione. Ne cito solo uno: una piccola poesia scritta da Tonino, il marito della vedova Calabresi.

Padre
un giorno
dopo l’altro,
per l’amore
eletto,
non per il pane.

Amati
da subito
misteriosamente
miei.

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4 thoughts on “Spingendo la notte più in là

  1. SAI,HO VISSUTO DI SFUGGITA QUEI MOMENTI,LEGGENDO SUL TUO BLOG ED IO NE SO SEMPRE DI PIU’ SE VUOI POSTARE NEL MIO BLOG NE SAREI ONORATO,TI FAREI UN TAG SULLA INFORMAZIONE STORICA

  2. Forse io sono una di quelli che te ne ha parlato ricordo che lo lessi due anni fa e poco dopo ne accennai nel blog. Un regalo di un’amica davvero molto gradito. Un libro senza rancore ma pieno di dolore. E’ tremenda la frase dedicata ai parenti delle vittime “fine vita mai”. e molto bella sì, la poesia che citi.

  3. il mio blog e’ quasi escusivamente dedicato alla poesia, ma io mi interesso molto degli avvenimenti dei nostri giorni ed ho molto rispetto per la figura di calabresi ed anche di suo figlio che ho visto essere un giovane serio ed impegnato.Ho ammirato la dignita’ della vedova, sapevo del libro, ma ora che tu ne hai parlato sono stata davvero felice.lo comprero’oggi stesso.
    ti ringrazio per il tuo interessamento e soprattutto per la tua sensibilita’.–un caro saluto— nicole

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