L’artista era proprio un cane!

Ogni città che si rispetti ha la sua via Piave. Di solito si trova in un’area non ben definita, a metà strada fra le centralissime Piazza Repubblica, via Roma, via Dante e le vie periferiche intitolate ad Anna Magnani, a Totò, o a qualche filosofo tedesco.

“Quando si cerca una casa – pensava Paola – oltre a badare al comfort delle stanze, alla luminosità, bisogna tener conto che la zona in cui si trova sia fatta in modo da semplificarti la vita”.

E via Piave offriva senza dubbio un grande aiuto a chi l’aveva scelta per viverci: oltre ad essere vicina alla fermata dell’autobus, aveva tante botteghe che -messe insieme-  erano davvero quanto di meglio si potesse desiderare: sul lato destro il fruttivendolo, il salumiere e il panettiere a sinistra il macellaio e la libreria (perché oltre al corpo bisogna nutrire la mente!).

E così da qualche mese Paola abitava in quella zona e percorreva via Piave almeno due volte al giorno.

Pian piano s’era accorta di altre botteghe, che in un primo momento non aveva notato, ma che adesso l’intrigavano.

Il negozio di strumenti musicali, ad esempio, l’affascinava. Passandoci davanti poteva capitare di ascoltare di tutto, una dolcissima melodia suonata al pianoforte, un assolo di sax, o la performance di qualche metallaro alle prese con l’ultimo modello di super-amplificatore.

Poi c’era la sfavillante vetrina degli abiti da sposa, davanti alla quale lei non mancava mai di fermarsi, giusto per tenersi aggiornata sui gusti e sulle mode, in modo da essere pronta quando sarebbe toccato a lei.

Ma la bottega più bella e singolare era senza dubbio quella di “StudiO ImmAgine”. Nell’insegna a sfondo arancio  la O di StudiO era una tavolozza e la A di ImmAgine un cavalletto con una tela bianca. La bottega era l’atelier di due artisti, pittori e scultori, che utilizzavano le due vetrine ad angolo per esporre le loro creazioni, e lavoravano all’interno, lasciando la possibilità ai passanti di sbirciarli mentre erano all’opera.

Gli artisti non erano i soli ad abitare quello spazio. Con loro c’era un singolare assortimento di animali composto da due variopinti, maestosi pappagalli, e un riccioluto barboncino bianco di nome Batuffolo.

Ciascuno dei pappagalli aveva un  trespolo su cui stare, ma appena potevano, i due pennuti si piazzavano sulle spalle degli artisti al lavoro, offrendo ai passanti uno spettacolo davvero unico.

Batuffolo non andava molto d’accordo con gli altezzosi pappagalli. La bellezza dei loro colori, il potere di volare, e il fatto che fossero considerati animali “parlanti”, faceva sì che essi guardassero al cane con l’alterigia di chi pensa di essere un privilegiato. Non era raro che si azzuffassero per un nonnulla e allora il cane, per evitare conflitti inutili (i conflitti –alla fine- sono sempre inutili), preferiva uscire e andare un po’ a zonzo per Via Piave, attendendo che nella bottega tornasse la calma.

I cani – si sa – hanno un concetto molto semplice e, al tempo stesso, profondissimo dell’amicizia. Basta un osso, qualche coccola, un biscottino e il cane ti diventa amico fino a saper dare la vita pur di tirarti fuori da qualche guaio. Per questo motivo non c’è persona al mondo che non abbia desiderato, almeno una volta nella vita, di avere un cane per amico.

E Batuffolo, allegro e oltremodo socievole, era diventato l’amico di tutti: dei commercianti di via Piave, dei bambini, degli anziani, dei passanti. Chi gli offriva la merenda, chi un pupazzetto con cui giocare, chi si fermava a fargli una carezza.

Ben presto anche Paola entrò a far parte della sterminata cerchia degli amici di Batuffolo, e passando non  mancava mai di dispensargli qualche carezza che veniva puntualmente ricambiata con festosi scodinzolamenti.

L’altra sera Paola stava rientrando dal lavoro. Era sfinita e un po’ triste. Scesa dall’autobus imboccò via Piave e assistette ad una scena che aumentò il suo malumore. Uno degli artisti stava scacciando Batuffolo dall’atelier, apostrofandolo con epiteti irriferibili.

Avvicinandosi Paola notò che Batuffolo aveva il muso completamente intriso di colori ad olio e non le fu difficile immaginare cosa fosse accaduto: l’ennesima lite coi pappagalli, la baruffa che degenera coinvolgendo il lavoro degli artisti, tele, colori, tavolozza, tutto rovesciato in terra.

Stava per chinarsi per consolare l’animale quando notò che Batuffolo si era messo a strusciare il muso colorato sul marciapiedi. Dapprima lo aveva fatto per ripulirsi, ma poi, accortosi dei segni che lasciava, dopo ogni strusciata contemplava l’effetto dei colori sul pavimento e sembrava davvero soddisfatto. Incantata Paola restò ad ammirare la scena: Batuffolo stava dipingendo! Ed era anche molto bravo!

D’incanto stanchezza e tristezza svanirono nel nulla e sul volto di Paola si allargò un luminoso sorriso: incredibile come l’opera di un artista – anche quando si tratta di un cane-  possa riconciliarti con l’universo intero!

Dimenticavo…salvo che per i nomi dei protagonisti, questa è una storia vera. E in via Piave potete ancora ammirare l’opera dell’artista-cane che – ne sono certo – metterà di buon umore anche voi. Ma bisogna fare in fretta, la pioggia potrebbe cancellare irrimediabilmente il capolavoro

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21 thoughts on “L’artista era proprio un cane!

  1. Ciao Gino!
    Ma lo sai che io a via Piave ci sono cresciuta, tuttora vi abita mio padre, e casa mia…affaccia su via Piave?
    E’ molto bello questo post credevo fosse una citazione letteraria ma visto che non citi allora capisco che è tuo…
    Ma Paola…sarà mica la “nostra” Frittata?

  2. Ciao Gino!
    Ma lo sai che io a via Piave ci sono cresciuta, tuttora vi abita mio padre, e casa mia…affaccia su via Piave?
    E’ molto bello questo post credevo fosse una citazione letteraria ma visto che non citi allora capisco che è tuo…
    Ma Paola…sarà mica la “nostra” Frittata?

  3. Ci sono molti artisti cani, ma pochi cani artisti…
    Io invidio entrambe le categorie: mi piacerebbe avere un po’ di estro artistico… anche da cane!
    Complimenti a chi ha scritto il racconto (ma davvero sei tu, frate’?).
    Mariella

  4. Ci sono molti artisti cani, ma pochi cani artisti…
    Io invidio entrambe le categorie: mi piacerebbe avere un po’ di estro artistico… anche da cane!
    Complimenti a chi ha scritto il racconto (ma davvero sei tu, frate’?).
    Mariella

  5. “Nemo profeta in patria!”: è vero che anche chi DOVREBBE conoscerti meglio, spesso non comprende il valore. il carisma, la creatività ( che nel tuo caso, a mio modesto parere,è veramente a 360°!) di chi ha accanto. Proseguendo con le citazioni letterarie( tento una immeritata emulazione!) “non ti cura di loro!”. Gtazie per condividere con tutti noi la tua rucchezza! Giusy

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