Fate la pace non l’amore

(…)

Non sono pacifista nell’accezione romantica del termine. Se mi capitasse ancora di sentire che il mio paese corre il serio rischio di essere cancellato dalla Faccia della Terra e il mio popolo massacrato, combatterei nuovamente, benchè sia ormai vecchio. Ma lo farei soltanto nel caso in cui fosse una questione di vita o di morte, o nel caso in cui m’accorgessi che qualcuno sta tentando di trasformare il mio prossimo in uno schiavo. Non combatterei invece mai – piuttosto andrei in prigione – per del territorio. Non combatterei mai per una camera da letto in più per la nazione. Non combatterei mai per dei luoghi santi, o dei siti santi. Non combatterei mai per dei cosiddetti interessi nazionali. Ma combatterei eccome, combatterei forsennatamente per la vita e la libertà. Per nulla d’altro.

Ora, questo può determinare un certo iato fra me e il tipico pacifista europeo, secondo cui il male assoluto nel mondo è la guerra. Nel mio vocabolario la guerra è terribile, tuttavia il male assoluto non è la guerra, bensì l’aggressione. Se nel 1939 il mondo intero, Germania a parte, avesse ritenuto che la guerra è la cosa più tremenda che ci sia, oggigiorno Hitler sarebbe il sovrano del mondo. pertanto, quando si riconosce l’aggressione bisogna combatterla, ovunque tragga origine. Ma solo per la vita e la libertà, non per del territorio in più o per risorse in più.

Quando ho coniato la frase “fate la pace non l’amore” non intendevo ovviamente predicare contro il far l’amore. Stavo invece cercando, per lo meno in una qualche misura, di dissipare l’intruglio romantico di pace e amore e fratellanza e compassione e indulgenza e generosità e via di seguito – in nome del quale la gente è convinta che basterebbe gettare via le armi e il mondo diventerebbe un luogo fantastico, amorevole.

Personalmente credo che l’amore sia una merce alquanto rara. Sulla base della mia esperienza, credo che un essere umano possa amare una decina di persone. Se è molto generoso anche venti. Una persona fortunata, ma davvero fortunata, può essere amata da dieci altre. Se è fortunata oltre misura saranno anche venti. Quando qualcuno mi dice che ama l’America Latina, o il terzo mondo, o l’umanità, ritengo sia un’affermazione troppo generica per essere significativa.

(…)

Pertanto, dal mio punto di vista, l’opposto della guerra non è l’amore e l’opposto della guerra non è nemmeno la pietà, e l’opposto della guerra non ha nulla a che vedere con la generosità e la fratellanza o il perdono. No: l’opposto della guerra è la pace. Le nazioni debbono poter vivere in pace. Se facessi in tempo a vedere lo stato d’Israele e lo stato di Palestina vivere fianco a fianco decorosamente da vicini di casa, senza oppressione, senza sfruttamento, senza massacri, senza terrorismo, senza violenza, ne sarei soddisfatto anche se non si trattasse di un trionfo dell’amore. Come scrive il poeta Robert Frost: “Una buona palizzata è ciò che crea il buon vicinato”.

Una delle cose che rendono il conflitto israelo-palestinese particolarmente grave, è il fatto che esso sia essenzialmente un conflitto fra due vittime. Due vittime dello stesso oppressore. L’Europa, che ha colonizzato il mondo arabo, l’ha sfruttato, umiliato, ne ha calpestato la cultura, che l’ha controllato e usato come base d’imperialismo, è la stessa Europa  che ha discriminato, perseguitato, dato la caccia e infine sterminato in massa gli ebrei perpetrando un genocidio senza precedenti. A rigore, due vittime dovrebbero manifestare d’istinto un senso di solidarietà tra loro. Così succede nelle poesie di Bertold Brecht, ad esempio. Nella sua opera, vittime diverse sviluppano d’istinto una solidarietà reciproca, diventano fratelli e marciano verso le barricate, cantando le canzoni dell’autore. Ma nella vita reale, come immagino qualcuno tra voi sappia per esperienza, nella vita vera alcuni fra i più aspri conflitti vedono in campo due vittime dello stesso oppressore.

(…)

Amos Oz – Contro il fanatismo – Feltrinelli

Annunci

4 thoughts on “Fate la pace non l’amore

  1. Ci sono parole che scivolano addosso come carezze, forti e gentili. Balsamiche. Ecco, quelle di Oz, che hai riportato nel tuo post, sono di quel genere. E di quel genere di parole non si smette mai di aver bisogno.

  2. Assai condivisibile.
    Si cerca di far guerra alla guerra con la farsa degli Anni Settanta, “fate l’amore e non fate la guerra”, che è una stro***ta di dimensioni epiche.
    La pace si fa con la diplomazia, con il coltello tra i denti, con ragioni sociali ed economiche di ferro, altro che amore! La pace è un lavoro razionale e politico, non sentimentale.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...