Scendo alla prossima

Sul treno dei pendolari, l’argomento di questi giorni è Brunetta. Io stenderei un pietoso velo sull’applicabilità delle norme anti-assenteismo che s’è inventate il ministro. Del resto, non sarà un caso se non gli hanno dato il Nobel. Devo però riconoscergli il merito di aver acceso i riflettori su questioni di primaria importanza per il nostro paese. Problemi che si sono insinuati pian piano, fino a conquistarsi una parvenza di normalità, e a diffondersi, come un aggressivo cancro silente, nel nostro tessuto sociale.

Ogni cittadino fa quotidiana esperienza della sciatteria, dell’inefficienza, quando non dell’ottusità e dell’arroganza di alcuni lavoratori del settore pubblico. Non che il settore privato sia immune da questo genere di problemi, ma certi atteggiamenti, riscontrati tra i dipendenti pubblici, ci fanno arrabbiare di più, perchè il servizio pubblico dovrebbe rappresentare uno stato amico che invece finisce invariabilmente per mostrarsi ostile, sordo, distante.

Chi abusa dei diritti conquistati dai lavoratori dovrebbe essere messo all’indice, dovrebbe passare per quello che è – un mentecatto, un parassita – invece, nella maggior parte dei casi, si atteggia a furbetto (non di rado fino al punto di vantarsi pubblicamente dei suoi abusi) e, anzichè essere emarginato e perseguito, trova tolleranza, accondiscendenza, o colpevole connivenza in mediocri dirigenti pubblici votati al “quieto vivere”.

Chi svolge, in nero, una doppia attività, oltre a rubare (come definire altrimenti l’evasione fiscale e contributiva, la concorrenza sleale, ecc.?), mina alla base il mercato del lavoro, sottraendo risorse ed opportunità a quei giovani che fanno fatica a trovare una collocazione e una remunerazione che gli consenta di progettare il proprio futuro (che è poi il futuro di noi tutti).

Mi auguro che l’attenzione su questi temi resti viva ed auspico un dibattito serio che porti a soluzioni efficaci. Al tempo stesso mi rammarico del fatto che, a suscitare tanta attenzione sull’annoso problema dei “fannulloni” dovesse arrivare Brunetta: dov’era e -soprattutto- da che parte è stato, in questi anni, il sindacato?

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10 thoughts on “Scendo alla prossima

  1. ciao Gino
    Credo che Brunetta dall’ “alto” della sua carica ministeriale ha sollevato e cercato di risolvere uno dei problemi annosi del nostro Paese: la produttività del lavoro. E la produttività del lavoro si può ottenere con la “meritocrazia”, cioè con il premiare chi merita e punire chi non merita. Nel settore pubblico, ma capita anche in quello privato anche se con percentuali nettamente minori, l’assenteismo, il lassismo lavorativo è un fenomeno che perdura da sempre, e di cui i sindacati, come dici anche tu, sono “complici” silenziosi. Ma il sindacato è anche responsabile della costante perdita di potere d’ acquisto dei salari dei lavoratori, che ricordo, una ventina d’anni fa erano ai primi posti in Europa, ora sono precipati alle ultime posizioni !! Anch’io penso che i provvedimenti introdotti da Brunetta siano errati, ma è necessario portare la “meritocrazia” nel nostro Paese, in ogni settore dell’attività umana.

  2. i sindacati vivono delle rimesse operaie… ma degli operai non gliene frega nulla pensano tutti alla carriera politica e sanno fare solo sciopero senza peraltro tutelare i precari che son quelli che hanno più bisogno, sostituire i fannullani presi in fragrante con precari volonterosi… Brunetta ha ottimi pensieri, ma a metterli in pratica sarà dura.
    Ciao

  3. Il mio è un dissenzo a questo attegiamento anche se ne condivido le finalità. Non credo che questo risolva il problema. Alla punizione dell’assenteista aggiungerei il responsabile di settore. C’è un proverbio che dice: “Il pesce puzza dalla testa non dalla coda” Dato che si vuole fare pulizia dei “parassiti e fannulloni” perchè non da anche questo deterrente al Parlamento?
    Qui starebbe bene quella barzelletta:”Vai avanti tu che a me vien da ridere”
    Per quanto riquarda al lavoro in nero be signori non ci prendiamo in giro e non aditiano sempre l’ultimo della fila, non parliamo di omertà e tante altre cianciate. Vi sono fabbriche che non esistono per lo Stato basta solo dire questo, ma se ci fermassimo a riflettere su questa affermazione dobbiamo farci delle domande: “chi è da l’autorizzazione a queste fabbriche?
    Devono essere scritte a qualche posto per esercitare ? Si riforniscono di materiale primario per il solo farbisogno.Hanno dei manovelanze che pagano con salari registrati”. A questo punto è lecito chiedersi come mai lo Stato li disconosce, qui qualcosa puzza, ah forse è la testa di pesce di cui parlavo prima.

    baci baci iry

  4. E’ evidente che i dipendenti pubblici, in quanto pagati con soldi pubblici e quindi di noi tutti contribuenti, siano erogatori di un servizio pubblico e pertanto più soggetti a un certo tipo di ragionamento che porta a vedere, in caso di inefficienze, delle “ostilità” da parte dello Stato.

    Nello stesso tempo, però, non si può dimenticare il mancato adeguamento delle retribuzioni al costo della vita, a partire dall’abolizione della “scala mobile” sino ai mancati rinnovi contrattuali ai quali stiamo assistendo in questi ultimi anni.

    Ovviamente, queto non giustifica il “parassitismo”, nè quei “furbetti” di cui parli. Ma è evidente che in questo contesto il “doppio lavoro in nero” diventa sempre più spesso una necessità per dare necessaria sussistenza alla famiglia. La stessa necessità, ad esempio, che spingeva quei lavoratori della Thissen a lavorare per 15 ore al giorno per portare a casa 1300/1500 euro al mese.

    Senza dimenticare che anche gli stessi parlamentari, i ministri, sino al Capo dello Stato devono essere visti come “erogatori di pubblico servizio”, e allora non si capisce perchè non usare lo stesso metro per quelli di loro (e sono tanti, a destra come a sinistra) che possono tranquillamente essere chiamati “assenteisti” e “doppiolavoristi”. Penso non sia difficile immaginare a chi mi riferisco: basta un giro sul sito de “Il Sole 24 Ore” per scoprire di chi parlo0 (http://www.ilsole24ore.com/includes2007/speciali/tools/assenteismo-parlamentare/assenteismo-parlamentare.shtml)

    Il problema, come vedi, a mio parere è un pò più complesso di quello che traspare dal tuo post.
    E’ assolutamente necessario andare a scovare le sacche di inefficienza e combatterle, ma tutti devono essere richiamati alle proprie responsabilità. Dal semplice impegato di sportello a quei ministri che brandiscono sciabole senza fornire gli strumenti idonei alla risoluzione dei problemi, passando per una “dirigenza” pavida e asservita e un sindacato che troppo spesso si ritrova a fare il “gioco del padrone” in cambio di un tozzo di pane. Senza dimenticare noi elettori, che troppo spesso dimentichiamo tutto questo durante le chiamate elettorali.

    Saluti
    jps66

  5. Per onestà diciamo anche che questo discorso l’ha iniziato Bassanini e Brunetta si muove nel solco del predecessore sapendosi vendere meglio grazie a migliori doti di comunicatore. Il problema esiste. E non solo nel pubblico ma anche nel provato nelle grandi aziende dove spesso si son fatte assunzioni clietelari. E chi ha il posto regalato poi è ben poco grato al datore di lavoro. Anche in Banca più o meno siamo la metà a faticare.
    Senti fammi sapere che pensi nel libro di Sciascia su Moro. Sono curiosa del tuo parere perchè come ti ho scritto da me nel libro che ho letto io si è un po’ critici al riguardo

  6. E già che ci siamo combattiamo anche l’inefficienza dei manager delle Ferrovie, che aumentano i prezzi dei biglietti, fanno circolare treni guasti e sporchi, invadono di orrende pubblicità le stazioni e, nonostante questa scandalosa inefficienza, non si vedono diminuti i loro emolumenti da favola: con una mesata delle loro si restaurerebbe una stazione…

  7. La crisi del sindacato non è scoperta di oggi; non siamo gli unici, credo, ad avere avuto l’impressione che in più di una circostanza esso abbia operato per rivendicare privilegi anzichè per lottare in difesa di sacrosanti diritti.
    Qualche mese fa ho letto il libro di Stella e Rizzo “La deriva” ed ho appreso, con notevole sconcerto, che le scuole pubbliche debbono avvalersi di una figura professionale che mi era sconociuta: la “scodellatrice”. Le bidelle [o come diamine debbono essere chiamate oggidì, in ossequio al politicamente corretto] rifiutano categoricamente di depositare le pietanze nei piatti dei bambini [“no me toca, no xe il mio mestier”] che frequentano la mensa scolastica; le addette al riscaldamento delle vivande non sono autorizzate a farlo. Come risolvere la spinosa questione? Semplice; assumendo e pagando una “scodellatrice”. E no, in effetti, non c’è granchè da sorridere.

  8. Il doppio lavoro è una cosa, il comportamento dei dipendenti pubblici un’altra. Conosco ferrovieri che sono andati in pensione “giovinetti” e han fatto gli artigiani in nero una vita, ma anche privatissimi operai, che toglievano il pane di bocca ad imbianchini/elettricisti/idraulici/falegnami.

  9. Mi verrebbe da esclamare;: italiani furba gente! Alreo che brava gente! Alla base di tutto vi è la mentalità, la cultura. Quando svolgevo il sevizio militare a Palermo, nella sed dove ero dislcato assistevo a vergognosi episodi di malaefficienza, assenteismo, opportunismo, abuso d’ufficio. Che schifo di corruzione e degrado civile (non parliamo di quello morale) chwe c’era in codesto posto dove erano belle e sistemati dipendenti militari come pure civili sia uomini che donne.

    Ciao

    Giu

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