Rinnovare il rinnovabile

Credo che il dibattito sull’energia nucleare in Italia non si sia mai spento. A volte i toni si attenuano, a volte si alzano fino alla polemica.
Di recente è stato l’onorevole Pierferdinando Casini, schierandosi apertamente a favore della costruzione di centrali nucleari in Italia (ne vorrebbe almeno due, in prossimità dei luoghi in cui risiede abitualmente: Bologna e Roma), a riaccendere la discussione.
Eppure vent’anni fa il popolo italiano aveva già espresso la propria opinione. Ma questo – si sa – non conta granché (in questo blog ho già detto la mia a riguardo e non mi sembra il caso di tornarci su).
C’è chi dice che nell’esito di quel referendum pesò l’impatto emotivo dell’incidente di Černobyl’. Ma si tratta di un “impatto emotivo” di cui non siamo ancora riusciti a calcolare i danni, e per il quale c’è gente che ne paga ancora le conseguenze.
C’è chi sostiene che ormai le centrali sono sicure e che non vi sia ragione di preoccuparsi, ma sottovaluta –secondo me- il problema che si pone per le generazioni future: quello della gestione delle scorie radioattive.
Infine, ci si dimentica che l’energia nucleare arriva da fonti “non rinnovabili” , destinate cioè –presto o tardi – ad esaurirsi. Come accadrà per il petrolio, che attualmente copre gran parte del nostro fabbisogno energetico.
Ebbene, recenti studi hanno calcolato che le scorte di Uranio, l’elemento da cui si ricava l’energia nucleare, siano prossime all’esaurimento.
In una bella intervista rilasciata a Massimo Cirri e Filippo Solibello (i due mattacchioni che conducono il programma radiofonico “Caterpillar”) il Professor Ugo Bardi ha spiegato che:
a. mantenendo invariato il numero di centrali nucleari attualmente attive (che coprono il 7% dell’energia prodotta), le riserve di uranio basterebbero per qualche decennio, se invece si aumentasse il numero delle centrali, si resterebbe a secco molto prima;
b. l’uranio minerale, già insufficiente per la produzione attuale, viene integrato con quello ricavato dallo smantellamento di vecchi ordigni sovietici;
c. l’uranio è ancora diffuso sul pianeta, ma i quantitativi che rispondono alle esigenze estrattive sono una minima percentuale .
Non sarebbe meglio cambiar strada e investire sul risparmio energetico e su sistemi che traggano energia da fonti rinnovabili?
La registrazione dell’intervista (5 minuti).

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7 thoughts on “Rinnovare il rinnovabile

  1. Sì, sarebbe meglio, ma sappiamo che coloro i quali detengono il potere decisionale non hanno il dono della lungimiranza; gli interessi del pianeta passano invariabilmente in second’ordine di fronte al lucro assicurato a pochi.
    Non avevo avuto modo di ascoltare l’intervista in questione; grazie!
    Ciao Gino 🙂

  2. Sì, sarebbe meglio, ma sappiamo che coloro i quali detengono il potere decisionale non hanno il dono della lungimiranza; gli interessi del pianeta passano invariabilmente in second’ordine di fronte al lucro assicurato a pochi.
    Non avevo avuto modo di ascoltare l’intervista in questione; grazie!
    Ciao Gino 🙂

  3. Concordo.
    L’unica scelta agibile è rinunciare ai voli lowcost, alle case di vetro e acciaio, al lavoro centralizzato con le abitazioni suburbane, all’imperialismo, al capitalismo brutale, al war-bussines.
    Via complessa, ma sarà il futuro. L’unico.

  4. Concordo.
    L’unica scelta agibile è rinunciare ai voli lowcost, alle case di vetro e acciaio, al lavoro centralizzato con le abitazioni suburbane, all’imperialismo, al capitalismo brutale, al war-bussines.
    Via complessa, ma sarà il futuro. L’unico.

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