Una risposta

Avrei potuto rispondere con un messaggio, o una e-mail, o un altro commento alla simpatica intrusione di Beavis82 fra i commenti al post precedente, ma mi sono risolto a scrivere un post sull’argomento, ritenendo – a torto o a ragione – che la risposta al giovane Beavis potesse tornare utile ad altri viandanti che s’imbattono in questo mio spazio virtuale.

Come per le mie letture, anche riguardo alla musica da ascoltare ho sempre creduto nell’efficacia del “passa-parola”, che preferisco al parere dei critici, alle riviste specializzate e al resto.

Non condivido però il timore – quasi reverenziale- che Beavis manifesta nell’avvicinarsi ad un genere musicale come il Jazz. Un tale atteggiamento nasce forse dalla spocchia che talvolta circonda il Jazz e che ne accredita la definizione un po’ snob di “musica colta”.

Forse sbaglio, ma il mio convincimento è che la distinzione tra musica “colta” e musica “popolare” sia un’astrazione tanto inutile quanto dannosa per tutta la musica . Chi fa della musica un’arte, si rivolge a chiunque lo voglia ascoltare, senza erigere steccati. Mozart, Verdi, Beethoven (solo per citarne alcuni) erano, e sono (a giudicare dai dischi che fanno vendere in ogni parte del pianeta) popolarissimi, e attribuendo alla loro produzione l’etichetta di “musica colta” si finisce per dissuadere potenziali ascoltatori dall’avvicinarsi alla loro mirabile arte.

Quanto al Jazz, ditemi cos’è più popolare di una musica che è nata tra i nigger, nelle piantagioni di cotone degli states del sud e che è stata suonata per decenni nelle ballroom, prima di diffondersi ovunque contaminando e lasciandosi contaminare da ogni cultura.

A volte mi capita di ascoltare dei concerti di musica jazz in un’atmosfera un po’ surreale, tra gente compitissima che ascolta in religioso silenzio e che “se la tira un casino”. Quello che penso in quelle occasioni è che si stia consumando l’ennesimo tradimento dello spirito del Jazz; mi riferisco a tutti quei musicisti per i quali il Jazz ha rappresentato talvolta l’unico linguaggio per comunicare, l’unica via per il riscatto da una condizione infame, e che – attraverso la  musica – erano capaci di trasformare ogni momento – perfino quelli più tristi e cupi – in una autentica festa.

Taglio corto consigliando a Beavis, e a chi come lui è attratto dalla musica Jazz,   di  abbandonare qualsiasi timore, qualsiasi schema, e cercare il suo percorso di avvicinamento ai musicisti che saranno capaci ti toccargli il cuore. Si rischia d’incorrere in qualche errore, ma ritengo sia l’unico metodo efficace.

Non voglio però sottrarmi dall’indicare almeno un disco per iniziare. Fossi in lui punterei al bersaglio grosso e acquisterei “Kind of Blue” di Miles Davis. Non ci può essere un inizio migliore.

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6 thoughts on “Una risposta

  1. alla faccia della risposta, grazie.
    Effettivamente un pò di reverenza c’è, per la quale diventa quasi paura quella di maneggiare la novità nella maniera sbagliata.
    Concordo, certe etichette rischiano di ergere barriere inutili. Ciò non toglie che possono esserci differenti difficoltà d’ascolto.
    Quindi mi consigli di partire subito col classicone… va bene mi hai convinto, ce provo. Grazie ancora.

  2. Adoro king of blue!!!
    Io mi sono avvicinata al jazz da una decina d’anni, non di più. Per caso, per amicizie. Trovo che certi generi, e solo in certe loro espressioni, siano meno facilmente abbordabili e non parlo certo di “cultura”, piuttosto di una maggiore pazienza all’ascolto, rispetto alla musica detta di “facile ascolto”.
    Ci vuole soltanto un po’ più di curiosità e di pazienza ma il piacere che se ne trae è impagabile.
    C’è poi caravan di Duke Ellington che non richiede altro che un paio d’orecchie funzionanti…

    buona pasqua!!!

  3. Sai spesso ho notato che la parola jazz viene assimilata come dici tu a qualcosa di vago e vagamente snob.. c’e’ cosi poco jazz che passa in giro per le radio nei locali, e c’e’ cosi poco spazio dove anche solo parlarne. Anche io sono per il passa parola decisamente. Ed uno dei primi dischi che spesso consiglio ed ho consigliato ad un mio amico che aveva un bar e’ guarda un po il kind of blues, che ha sempre un effetto devastante riesce a far innamorare del jazz e di quel calore incredibili che viene dalle note del disco
    Fabio

  4. Anche a me piacciono tutti i generi musicali e non faccio distinzioni (suono rock, country, chitarra classica, jazz, musica leggera miscelando un po’ tutto insieme).
    Il disco da consigliare? A me piace Sings the Cole Porter Songbook di Ella Fritzgerald e poi Still Life Talking di Pat metheny e mi vengono in mente anche gli Steely Dan, ma forse ci allontaniamo un po’ dal jazz vero e proprio… Insomma, sii libero di spaziare: il bello è proprio proprio questo!

  5. son passati quasi quasi due anni, manca appena qualche mese. qualcuno mi è piobato in casa con un cd in mano. ha tolto quello che stava riempiendo di musica la cucina, trovavo che con il profumo dei branzini al forno potesse starci bene clapton, ma mi sbagliavo. ci son stati pochi secondi di silenzio e poi tutto è stato riempito da kind of blue. tutto è stato kind of blue quella sera. non è durato abbastanza per darmi tutto il kazz però. dopo mesi, nonostante conte dica che alle donne non piaccia il jazz, la musica è entrata molto di più nelle mie giornate. mi rammarico che nessuno sia arrivato prima a cambiare i miei sottofondi ai branzini al forno ma tant’è. ora non c’è solo miles, amo moltissimo coltrane, qualcosa non mi piace, ma devo ancora imparare a capire a selezionare non solo quello che ascolto ma quello che mi provoca. i cd pubblicati da repubblica/l’espresso mi hanno introdotta nel jazz italiano: ascolto volentieri rava e bollani, cafiso ma devo ancora leggere e tentare degli ascolti guidati ma autogestiti in solitaria.
    da leggere di giancarlo roncaglia “il jazz e il suo mondo” einaudi ed. € 16.00, charles mingus “peggio di un bastardo” autobiografia baldini castoldi dalai editore. da vedere “bird” di clint eastwood la storia di charlie “bird” parker… e chi ne ha più ne metta. tornerò per raccogliere le vostre segnalazioni sicuramente più utili e pertinenti delle mie da .. neofita.

    e adesso appunto… sentimental mood…

    dd.

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