Ancora sul libero(?) arbitrio

(…)

Poi Fania da Praga mi scrisse una lettera filosofica, io avrò avuto sedici anni e lei ne aveva diciannove, studiava già all’università, forse un briciolo troppo dall’alto in basso era il tono di quelle sue lettere, perché io ero sempre considerata la piccina stupidotta, però ricordo ancora che quella era una lettera piuttosto lunga e dettagliata, a proposito del patrimonio ereditario in confronto del libero arbitrio.

Adesso provo a raccontartela, ma ovviamente con parole mie, non di Fania: quel che mia sorella Fania era capace di esprimere con le parole, non conosco molti altri capaci di farlo come lo faceva lei. Fania mi scriveva dunque più o meno così: tanto l’ereditarietà quanto l’ambiente che ci formano, così come lo status culturale, tutto ciò assomiglia alle carte che ci danno alla cieca prima che il gioco cominci. Senza la benché minima libertà: il mondo dà e tu semplicemente ricevi quello che ti viene dato, senza possibilità alcuna di scegliere. Ma, così la tua mamma mi scriveva da Praga, la questione è: che cosa fa ciascuno di noi delle carte che ha ricevuto? C’è chi gioca in modo eccezionale con delle carte che non sono nulla di speciale, c’è chi fa il contrario – spreca e butta via tutto, anche se ha delle carte meravigliose! Qui sta tutta la nostra libertà: la libertà del modo di giocare le carte che abbiamo. Ma anche questa libertà, scriveva Fania, è ironicamente subordinata al destino individuale, alla pazienza, all’intelligenza, all’intuito, al coraggio. Tutto questo patrimonio, in fondo, non è soltanto un altro mazzo di carte distribuite prima della partita senza interpellarci? E se le cose stanno così, che cosa ci resta, alla fin fine, per esercitare la libertà di scelta?

Non molto, mi scriveva tua madre, non molto, forse soltanto la libertà di ridere della nostra situazione o di piangerci sopra, di partecipare al gioco o di starsene in disparte, di tentare più o meno di capire che cosa c’è e che cosa manca o rinunciare e nemmeno tentare di capire, in poche parole – la scelta fra trascorrere la vita da svegli o dentro una specie di sonnolenza. Ecco, più o meno, gli argomenti di tua madre Fania, ma con parole mie. Non sue. Di usare le sue, non sono capace.

(…)

Da “Una storia di amore e di tenebra” di Amos Oz 

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7 thoughts on “Ancora sul libero(?) arbitrio

  1. Ciao, non so quanto possa essere appropriata la mia “intrusione” ma… nel caso capirò se non risponderai.

    La questione è la seguente: mi sono finalmente deciso ad ascoltare un disco jazz, ma non sapevo con cosa iniziare. Non mi andava di “bruciare” subito i superclassici, e cercavo qualcosa di più interlocutorio (seppur sempre di grande qualità) magari vicino alla fusion con cui ho una qualche dimestichezza. Ho pensato a Bitches Brew, ma essendo un doppio mi pare un pò troppo pesante come inizio.
    Quindi mi sono detto, magari su Splinder c’è chi può aiutarmi. Ho cercato tra gli utenti che hanno inserito il jazz tra gli interessi e sono arrivato qua.
    Tutto sto casino per chiederti: che disco jazz mi consiglieresti per iniziare? Grazie in anticipo.

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