L’ultima crisi

 

Ieri, col voto di fiducia alla camera, s’è chiusa definitivamente la “crisi del mercoledì delle ceneri”.
In questi giorni è stato detto davvero tutto, e non credo ci sia necessità di commentare oltre questo momentaccio della politica italiana. Noi siamo un popolo che dimentica in fretta, e di tutto il bailamme di questi giorni –potete giurarci- tra un po’ non resteranno che flebili tracce.
In questi giorni però è come se alcuni frammenti si fossero fissati nella mia mente e credo che condizioneranno pesantemente, di qui in avanti, il mio modo di vedere la politica.
Subito dopo la beffa di quel voto, mentre Prodi si dimetteva, ero furioso. Ho subito visto materializzarsi, all’orizzonte, lo spettro del cavaliere. Le sue leggi ad-personam, i condoni, e la sua “politica estera” che consisteva –ricordiamolo- nel riuscire, ad un tempo, ad essere lo zerbino di Bush e di Putin. Altro che “multilateralismo”, altro che “ruolo dell’Europa”, altro che “ampliamento della base di Vicenza”: a Bush gli si sarebbe offerto il tre-per-due, come al supermercato.
Sbaglierò, ma credo che anche il senator Rossi, quella sera stessa, si sia reso conto del suo macroscopico errore di valutazione, o quantomeno della inopportunità di far scivolare la politica estera del team di Prodi sulla buccia-di-banana del suo “voto di coscienza”.
L’ho visto, ospite della trasmissione televisiva Ballarò, e il suo sguardo era eloquente: quando, incalzato dai colleghi della maggioranza che lo accusavano,  si è trovato ad essere difeso da personaggi del calibro di Castelli e Schifani, dev’essergli apparso chiaro che il suo voto era – in realtà – un voto per la destra.
Fernando Rossi, durante la stessa trasmissione si è fatto scudo della “volontà popolare” che lo ha voluto al senato e che lui sente di incarnare, dimenticando che la legge elettorale che gli ha permesso di sedere a Palazzo Madama si fa beffe sia della “volontà popolare” che dei principi più elementari della democrazia, consentendo alle segreterie politiche dei partiti di esercitare diritti che spettano al popolo e permettendo a sparute minoranze di imporre condizioni a tutti.
Venerdì 23 febbraio, nella trasmissione “Otto e Mezzo”, su La7, Giuliano Ferrara e Ritanna Armeni hanno intervistato Berlusconi.
Convinto che le elezioni fossero l’unico sbocco dignitoso ad una situazione così intricata e senza vie d’uscita, pensavo che il leader di Mediaset si trovasse lì per aprire la campagna elettorale. Invece niente.
Improvvisamente più nessuno parlava di elezioni, né a destra, né a sinistra; né in pubblico, né durante le consultazioni avviate dal Capo dello Stato all’indomani delle dimissioni del premier.
Alcuni giornali ci hanno poi spiegato che possiamo starcene tranquilli: comunque vadano le cose, nessuno chiederà lo scioglimento delle camere prima del 29 ottobre del 2008 (due anni, sei mesi e un giorno dal 28 aprile 2006 data d’apertura della XV legislatura). Si tratta di ragioni – per così dire-  “previdenziali”. Solo dopo quella data, tutti i parlamentari eletti per la prima volta, matureranno il diritto ad una pensione che, usando un eufemismo, si può definire privilegiata.
Adesso tutto si è concluso: Prodi ha raccontato a se stesso (è rimasto l’unico a crederci) che il governo è più forte e si può andare avanti. Non mi faccio illusioni.
Non m’illudo che possa essere approvata una nuova legge elettorale che faccia piazza pulita dello smisurato potere di cui godono certi pseudo-partiti che rappresentano il loro leader e poco più.
Non m’illudo che questa sinistra rissosa, e divisa si mostri capace di reggere la responsabilità del governo del paese.
Non m’illudo che alla prossima scadenza elettorale ci siano facce nuove….e invece di votare, forse me ne andrò al mare.

 

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One thought on “L’ultima crisi

  1. ho cercato in ogni modo di evitare di parlare di questa situazione assurda, dove chi ha meno voti dirige. non importa verso quale partito della coalizione vadano le mie simpatie, è assurdo buttare tutto alle ortiche in senato…avrebbero dovuto in caso discuterne di più prima. certi gesti bambineschi sento che non mi rappresentano e provo vergogna

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