Febbre nera

La ricerca non dovrebbe avere limiti. Dovrebbe spaziare in maniera equa in ogni direzione, disciplina e argomento, senza alcun pregiudizio. Non dimentichiamo che la storia della ricerca scientifica è costellata di grandi risultati legati a scoperte che, almeno all’inizio, sembravano di poco conto.
Fin qui la teoria. In realtà sappiamo bene che le risorse a disposizione della ricerca sono limitate e che quindi è necessario operare delle scelte, privilegiando direzioni che si ritengono, più “produttive” rispetto ad altre. Spesso, il criterio che ha ispirato queste scelte, almeno dalla metà dello scorso secolo, è stato quello del rendimento economico, alla stregua di qualunque altro investimento.
Certamente questo criterio si è mostrato valido, dando una grande spinta allo sviluppo, alla tecnologia e alla qualità della vita. Ad una analisi più approfondita ci si accorge però che questo non è accaduto sempre ed ovunque. Ci sono –ad esempio- molti settori nei quali lo sviluppo è palpabile, ma a beneficiarne è solo una piccola parte della popolazione del pianeta (la restante parte viene esclusa a priori o coinvolta solo quando serve allargare il mercato), e sembriamo accorgerci solo oggi che su grandi questioni, come la salvaguardia dell’ambiente, la distribuzione e la razionalizzazione delle risorse, e la tutela della salute,  sebbene sia cresciuta la sensibilità e ci siano state importanti innovazioni, siamo ancora lontani dall’invertire pericolose tendenze.
Qualche settimana fa, la farmacologa statunitense Victoria Hale – che ha recentemente ottenuto dalla fondazione di Bill Gates un finanziamento di 47 milioni di dollari per una ricerca che mira a debellare la febbre nera- intervistata dal periodico tedesco “Der Spiegel” ha dichiarato: “L’industria farmaceutica spende globalmente 90 miliardi di euro all’anno per la ricerca, e il 90% di questa enorme somma viene usata per investire in farmaci che combattano malattie minori, o comunque problemi cosmetici e problemi relativi all’erezione. Mentre meno del 10% è dedicato a malattie che riguardano la popolazione del resto del mondo (più povero). Dei 1556 farmaci che sono stati inventati tra il ’75 e il 2004 soltanto 21, cioè l’1.3% è stato utilizzato per combattere malattie che sono causa di morte nei paesi più poveri”.
Da queste parole emerge l’urgenza di cambiare rotta. Non si può pensare di utilizzare ancora il rendimento economico come unico parametro per determinare le scelte in una “politica” della ricerca.
E’ giusto continuare a credere nella capacità dell’uomo di spingersi sempre “oltre”, ma a beneficiare dell’attività di ricerca dev’essere tutta l’umanità, passata, presente e futura.
(*)Victoria Hale, 45 anni, due figli. Il suo nome compare tra i 50 più grandi scienziati degli USA.
La rinomata fondazione svizzera SCHWAB l’ha definita la più straordinaria donna d’affari impegnata socialmente, e la rivista “ESQUIRE” l’ha nominata donna d’affari dell’anno.
Tali riconoscimenti sono motivati dal fatto che la Hale è una donna che offre speranza, che sostiene e testimonia la possibilità di lottare contro l’ingiustizia dilagante, in un mondo in cui tutto è interconnesso e gli eventi sono, in larga parte, plasmati dal potere reale piuttosto che rappresentanze politiche.
E’ una farmacologa, ha lavorato per grandi aziende farmaceutiche, e per la “Food & Drug Administration”. Adesso ha deciso di ingaggiare una lunga battaglia per combattere malattie che non vengono affrontate dalle politiche delle aziende farmaceutiche.
In questo periodo il nemico della Hale è la Febbre Nera (Kala Azar). Una malattia, diffusa nelle aree più povere del pianeta, della quale soffrono attualmente 1,5 milione di persone in tutto il mondo. La Febbre Nera uccide più di 60.000 persone all’anno, in India, Nepal e Bangladesh.
Victoria Hale ha fatto propria la missione di salvare questa gente.
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2 thoughts on “Febbre nera

  1. Il problema di come vengono spesi i soldi della ricerca è molto serio. tu è scelto di parlare di un problema forte come quello dei prodotti farmaceutici, ma lo stesso “stile” si mostra anche in tutti gli altri campi.
    In campo educativo il principio è lo stesso: ciò che si vende bene perchè già noto.
    insomma la ricerca vera e propria, che magari riesce anche ad isolare nuovi problemi viene per lo più sviluppata a spese del ricercatore, si spende solo per ciò che già si sa che ha una soluzione.
    Ma non ti sembra che questa “forma” di ricerca sia molto simile ad un indovinello?

  2. Eheh.. sn riuscita a commentarti! Comincio a capire come funziona il blog su plinder!!
    Mi fa piacere che passerai spesso a trovarmi, lo farò anche io!
    un bacio!

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