Di cosa parliamo quando parliamo di…

Giorgio Gaber, in una delle sue ultime canzoni, si divertì ad ironizzare sul vizio tutto italiano di classificare qualunque cosa in base ad un preconcetto ideologico. La tal cosa è di sinistra, la tal altra è di destra… la canzone metteva bene in evidenza quanto fosse inutile e stupido un simile vezzo. Ma certe cattive abitudini, si sa, sono dure a morire.
 
Di recente, ad esempio, ho scoperto che la famiglia è di destra, mentre altre forme di convivenza, inclusi i neonati “DICO”, sono di sinistra. Infine l’ultima (str..) infelice battuta del cavaliere ha sancito che gli omosessuali stanno tutti a sinistra. E così tutto quadra.
 
Sarebbe tutto ridicolo, se solo non fosse tragico.
 
Il dibattito sui PACS, poi tradotti in DICO, ha riportato alla ribalta la famiglia: tutti a straparlare di famiglia, o meglio, ad “usare” la famiglia per dimostrare qualche teorema ideologico.
 
Nel frattempo la famiglia si dissolve, tra l’indifferenza di tutti.
 
I dati dell’ultimo censimento (2001) riportano che il modello classico “coppia con figli” riguarda ormai solo il 43% dei nuclei famigliari censiti, mentre altre formule, coppia senza figli e figli con un solo genitore e sono rispettivamente al 22% e al 10%. Il restante 25% è costituito da famiglie composte da una sola persona.  
 
Negli anni settanta i matrimoni erano circa 400 mila per anno, oggi, con una popolazione nettamente maggiore, sono 250 mila e non c’è nessun accenno ad invertire la tendenza. E se è vero che, di anno in anno, aumentano le separazioni e i divorzi, è altrettanto vero che le persone con più di 25 anni che non sono mai passate attraverso una esperienza matrimoniale (non sono cioè vedovi, né reduci da separazioni) sono risultate 8 milioni e 200 mila nel 2001, con un aumento del 44% rispetto al precedente censimento del 1991 (erano 5 milioni e 700 mila).bambolina
Si potrebbe pensare che si siano, nel frattempo, affermate altre formule di convivenza, ma non è così: è che non si formano coppie.
Questo fenomeno si registra solo in Italia. Altrove calano i matrimoni, ma le coppie si formano, da noi NO.
Se si considerano le famiglie formate da più persone (una coppia con o senza figli, o almeno un genitore con un figlio), quelle in cui si manifesta una volontà di “stare insieme”, si scopre che solo 11 nuclei su 100 hanno un capo famiglia sotto i 35 anni.
 
La denatalità sta diventando uno dei principali problemi italiani (si pensi agli squilibri sociali causati da questo fenomeno). Tra il censimento del 1991 e quello del 2001 la popolazione è cresciuta di 200.000 unità su un totale di 57 milioni. Praticamente nulla.
Una recente ricerca dell’ISTAT ha dimostrato che le mamme di un solo figlio che non intendono averne altri sono passate, nell’ultimo anno, dal 50% al 53%. Ciò fa pensare che, piuttosto che viaggiare verso una soluzione del problema, stiamo andando dalla parte opposta.
 
Mi aspetterei che si discutesse di tutto questo, che ci s’interrogasse sulle cause dei fenomeni che osserviamo e che si pensasse a risolvere i problemi. Invece sembra che le uniche questioni che riguardano la famiglia italiana siano la fecondazione assistita e il cognome da assegnare ai figli. Per il resto è tutto a posto, e la famiglia è, e resta, il vessillo da sbandierare in ogni disputa ideologica, che si parli di tasse, di economia, di pensioni, di pacs, di consumi…fa sempre la sua bella figura.
 
I governi si avvicendano, sinistra, destra, ancora sinistra… e tutto è a posto.
I genitori hanno orari di lavoro compatibili con le esigenze dei figli, gli asili-nido soddisfano le necessità delle famiglie, la scuola funziona a meraviglia e tutti dispongono di un reddito adeguato ai bisogni.
 
Tutto è a posto. Per questo i nostri ministri possono andare alla TV a fare il karaoke, e i giornali possono dedicarsi a regolare vicende per le quali una volta si usava il matterello.
 
Solo il mercato si accorge dei cambiamenti e si adegua. Le abitazioni, le comunicazioni, i trasporti, il lavoro: tutto si rivolge ai single, ai figli che restano in famiglia fino a quarant’anni, a chi vive tenendo a debita distanza qualunque impegno. In questo modo, per chi fa scelte diverse e bislacche, tipo quella di metter su famiglia e mettere al mondo dei figli, si chiude ogni orizzonte.
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One thought on “Di cosa parliamo quando parliamo di…

  1. c’è una strana miopia in tutti gli interventi sulla famiglia…in questa società sopravvivere da solo è già un miracolo in due è un incubo.
    i figlio, i figli unici vergono coperti di aspettative insostenibili, sono un pezzo unico, ma allo stesso tempo non ricevono le giuste attenzioni…
    tutto è complicato e legato, lavoro, precariato e carriere.

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