Deviazione

Si celebra oggi il giorno della memoria della shoah.
Se ne parlerà tanto, tutta l’Italia brulicherà d’iniziative, ed anche sulla rete questa ricorrenza non mancherà di trovare la giusta risonanza.
L’attenzione su questi temi dovrebbe essere sempre molto alta e tutto ciò che serve a far riflettere è certamente utile.
Troppo spesso, noi italiani, guardiamo alla shoah ponendoci accanto ai perseguitati e dimenticando di essere stati dalla parte dei persecutori: i nazisti erano brutti e cattivi, ma le leggi razziali e la propaganda xenofoba dei fascisti non erano certo migliori. Non sarebbe male utilizzare queste occasioni ber guardar bene in faccia i nostri errori per evitare di compierne altri, seguendo, ad esempio, la “scuola” di Borghezio, giusto per citarne uno…
 Giorgio Bocca  è stato intervistato lo scorso 5 novembre in TV a “che tempo che fa”. Rispondendo a Fabio Fazio, che gli aveva chiesto se sarà mai possibile, in Italia, superare la contrapposizione tra fascisti e antifascisti, ha detto: “Le dirò che una delle amarezze più grandi della mia vita è stata di capire, in questi giorni, che il fascismo, in Italia, è ancora in maggioranza”. Credo si riferisse alle varie, piccole, subdole forme in cui si ripropone la deriva fascista, ai soprusi, agli abusi, ai sospetti, all’intolleranza che ci circonda. Chi non ha mai incontrato qualche “ducetto”? Il piccolo imprenditore, il dirigente, il capufficio, il politico, il manager, il professionista, il portiere… La cronaca ci riferisce ogni giorno di intercettazioni, censure, bullismo, razzismo. Non ci siamo ancora liberati dalla sottocultura fascista che utilizzava tutte queste cose per esercitare il potere.
Ma torniamo alla shoah. Quest’anno, la memoria dello sterminio degli ebrei assume un significato particolare. Il recente “congresso” organizzato in Iran da Ahmadinejad ha fatto tornare alla ribalta il tema del “revisionismo” (per parlar chiaro, si tratta di quelli che credono che circa sei milioni di ebrei, cui vanno aggiunti zingari, omosessuali, ecc…siano morti di influenza o di freddo, di vecchiaia o di altri accidenti naturali). Sebbene questa insulsa, ributtante teoria non trovi seguito tra gli studiosi (o almeno tra quelli che davvero possono definirsi tali), sulla rete rimbalza, qua e la, grazie a fanatici della peggior specie. Questi allarmanti segnali hanno spinto l’assemblea delle Nazioni Unite a varare una risoluzione che condanna fermamente il revisionismo. Il documento è stato approvato ieri da 103 paesi su 104. L’Iran si è dissociato. E Ahmadinejad continua a delirare affermando che “Israele scomparirà presto” e profetizzando anche il “crollo degli USA”. Sembra tutto molto lontano, ma anche da noi il revisionismo ha i suoi seguaci, e serpeggia sia a destra che a sinistra una discreta dose di antisionismo che io trovo molto affine alle posizioni del leader iraniano.
C’è bisogno di riflettere seriamente su tutto ciò.
A chi passa da queste parti vorrei consigliare un piccolo libro.
Tanti studi, tante testimonianze, raccontano l’ olocausto e la violenza dei lager, ma c’è un libro diverso da tutti che io credo valga la pena di leggere perché offre un punto di vista differente. Il libro s’intitola “Deviazione” ed è il duro, sofferto racconto della singolare esperienza della scrittrice Luce D’Eramo. Lei era nata nel 1925 a Reims, e la sua era una famiglia dell’alta borghesia. Suo padre, architetto ed aviatore, aveva aderito al fascismo ancor prima della marcia su Roma, fu segretario del fascio e tutti in famiglia erano convinti fascisti. Questa “fede” spinse Lucette, giovanissima, ad andare VOLONTARIA nei campi di lavoro nazisti e a confrontarsi con l’applicazione dei “principi” cui lei stessa era stata educata. Il libro racconta tutto, i viaggi, le fughe, i campi, ed anche il tragico incidente che ha poi costretto la scrittrice a vivere il resto dei suoi giorni inchiodata ad una sedia a rotelle. Un buon modo per fare memoria.
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