Parlare di musica

Condivido abbastanza l’opinione di Frank Zappa, un musicista come pochi, che con uno dei suoi formidabili aforismi aveva liquidato la questione:”Parlare di musica è come ballare di architettura”.
Tuttavia bisogna ammettere che parlare d’arte serve all’arte. L’appassionato lavoro di Federico Zeri, ad esempio, è stato certamente utile a divulgare, conoscere, approfondire, apprezzare tutti gli artisti di cui si è occupato. Ed anche per la musica, il lavoro di critici, studiosi, biografi è – da sempre – utile a comprendere la trama fitta che sostiene la creazione del musicista, il suo linguaggio, la sua storia, le influenze e le contaminazioni.
Come sintetizzare, ad esempio, ciò che è stata, per la conoscenza e la divulgazione del Jazz in Italia, l’attività svolta da un “maestro delle parole” come Arrigo Polillo. La sua vita è stata interamente dedicata al Jazz. La sua attività di ricercatore e critico, ma soprattutto quella di promotore ed organizzatore di eventi, gli ha permesso di conoscere da vicino i protagonisti della scena jazzistica mondiale, di apprezzarne il valore, di offrire loro visibilità e attenzione. Aveva meno di trent’anni quando, insieme a Giancarlo Testoni, fondò la rivista “Musica Jazz”, di cui è stato a direttore per circa vent’anni. E sempre insieme a Testoni scrisse la prima Enciclopedia del Jazz.
Io sono particolarmente legato ad un suo libro: “Jazz”. Si tratta di un bellissimo saggio che traccia la storia del Jazz dalle origini fino all’affermazione delle sue forme più moderne. Attraverso la narrazione di Polillo si ripercorre la vicenda dei pionieri di questo genere musicale, per i quali la musica è stata un nuovo linguaggio (in certi casi l’unico)  per esprimere il disagio, le idee, la cultura e  guadagnare consenso e rispetto.
Nella prima parte, Polillo fa  una minuziosa descrizione di come il Jazz sia stato inestricabilmente legato, a partire dalla metà dell’ottocento, con la storia degli Stati Uniti d’America: il duro cammino di liberazione degli schiavi, le guerre, la lotta contro le discriminazioni razziali, la conquista delle libertà civili. L’autore nota però come, nonostante questa strettissima connessione, il Jazz non sia mai stato esclusivamente “negro” né “americano”. La musica, di qualunque origine e genere, è un linguaggio universale senza confini di tempo e di spazio, appartiene all’uomo, fa parte della sua natura più intima.
La seconda parte del libro è invece costituita da una raccolta di sintetiche ma curatissime biografie dei più grandi protagonisti della scena jazzistica internazionale.
La prima edizione risale al 1975, la mia copia è del ’97 ed è stata aggiornata da Franco Fayenz (Polillo è scomparso nel 1984), ma questo libro, a mio parere, è ancora di grande attualità, e costituisce un valido strumento per avvicinarsi al jazz e per conoscerne la straordinaria storia.
In Italia, nonostante il prevaricare dell’industria discografica, la cui idea della musica è orientata esclusivamente al consumo, il Jazz vive oggi un momento di grande popolarità. Si moltiplicano le occasioni per ascoltare artisti di grande rilievo che attraggono un pubblico sempre più vasto ed attento, e si fa strada una generazione di giovani, bravissimi musicisti che riescono ad affermarsi a livello internazionale. Sono convinto che tanto successo sia, in gran parte, il frutto del fervore, della dedizione, del lavoro di tanti appassionati.
Arrigo Polillo – “Jazz”- Oscar Saggi Mondadori
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2 thoughts on “Parlare di musica

  1. ciò che credo io è che parlare di arte ci vuole un’altra arte, che si esprima con un altro linguaggio. come ben sai non tutti i saggisti sono artisti e quindi non trasmettono nulla di quello di cui parlano. benvengano i Polillo 😉

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