Parliamone

Mi sembra di assistere alla recita annuale.
L’iter della legge finanziaria, salvo rarissime eccezioni, si svolge sempre allo stesso modo.
Si comincia col ventilare l’entità della manovra e “sentire” gli umori che essa suscita. Poi la cifra viene fissata e cominciano a filtrare le prime notizie sui tagli e sulle entrate. A questo punto si registrano le prime reazioni di categoria, si fanno gli aggiustamenti, e si va avanti. Infine il dibattito parlamentare introduce gli emendamenti finali ed è fatta.
Nonostante i toni epici della “lega” e le bislacche proteste dei ricchi, anche quest’anno non mi sembra diverso dagli altri: la manovra è un po’ più salata del solito, ma non dimentichiamo che c’è da pagare il conto della campagna elettorale, dove si è largheggiato in omaggi che in cambio chiedevano consenso.
Anziché chiedere danaro ai cittadini si poteva tagliare la spesa. Ma tagliare dove?
Tagliamo ancora sulla scuola, o sulla sanità? Sui trasporti pubblici, o su altri servizi? Oppure si potrebbe tagliare sulla giustizia e sui controlli! Siamo seri!
E’ vero che nelle pieghe della pubblica amministrazione ci sono ancora molti sprechi, ma ridurre gli sprechi dovrebbe servire a migliorare la qualità di servizi che sono –tranne rare eccezioni- davvero scadenti.
 Mi preoccupa invece che si parli poco, e in modo fumoso, delle “modifiche strutturali” che dovrebbero essere il motore di un processo virtuoso di risanamento.
Incassato il voto del referendum sulla riforma della costituzione, entrambi gli schieramenti sembrano aver cancellato l’argomento dalla loro agenda.
Ma le modifiche sono ancora necessarie.
Così mentre la classe politica non parla più della riduzione dei costi della politica, di bilanciare i poteri di stato e regioni, e di altri temi tanto dibattuti nella campagna referendaria, si è sviluppata una discussione sotterranea, sussurrata, tra cittadini, che comincia a tradursi in proposte originali e concrete.
Ne cito un paio che ho ritrovato nell’animato blog di Beppe Grillo e che sono rimbalzate qua e la nella rete:
         l’abolizione delle province;
         l’accorpamento dei comuni con un numero di abitanti al di sotto di una soglia minima prefissata.
Credo che da sole, queste due proposte, snellirebbero oltremodo l’apparato amministrativo, che costerebbe meno e ne guadagnerebbe in efficienza. Un sistema di gestione meno parassitario di quello attuale migliorerebbe senza dubbio il rapporto del cittadino con le istituzioni e libererebbe risorse sane da destinare allo sviluppo, alla ricerca e a servizi degni di questo nome.
Nessuno disconosce il ruolo fondamentale delle rappresentanze politiche, ma è anche vero che negli ultimi tempi i politici di professione e loro accoliti sono cresciuti in numero e sono diventati sempre più esigenti. Non ce li possiamo più permettere. Bisogna quindi trovare i modi per convincerne molti a cambiare mestiere.
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One thought on “Parliamone

  1. Soppressione delle province e delle comunità montane.
    – Istituzione di tre macroregioni di circa 19 milioni di abitanti ciascuna (poco più di Tokyo o di San Paolo).
    – Governi con un numero di ministri non superiore a 12 considerando le competenze statali già trasferite alle regioni.
    – Accorpamento degli ottomila comuni riducendoli a un centinaio.
    – Soppressione dei privilegi, degli stipendi e delle pensioni d’oro e delle consulenze.

    Siamo un Paese mummificato dalla macchina dello Stato e senza la certezza del diritto. La costituzione è in parte causa di questo osceno risultato. Va cambiata, ma in meglio.
    …Continuo a voler bene Beppe Grillo. Pertanto, dice bene!…Ciao Dora

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