Indulto

Seminare l’allarme sociale: questo sembra l’imperativo dell’informazione, in Italia.
La decisione del parlamento di concedere uno sconto di pena ai detenuti condannati per alcune categorie di reati, è stata rappresentata con modalità ed intenzioni diverse, ma sempre e comunque con dimensioni esagerate rispetto a quelle reali.
Proviamo a vedere come stanno le cose:
         innanzitutto dal provvedimento sono esclusi i reati di riconosciuta pericolosità sociale (terrorismo nazionale e internazionale, associazione a delinquere, associazione mafiosa, strage, violenza sessuale, sequestro di persona, usura…);
         e poi si tratta d’individui che tra alcune settimane, o qualche mese, o al più tardi tra due, tre semestri, avrebbero in ogni caso scontato la pena e sarebbero tornati in libertà.
Allora perché tanto clamore? Perché delle persone che sarebbero tornate libere tra un po’ senza meritare neppure una riga nella cronaca locale, adesso riempiono pagine e pagine?
Perché dovremmo sentirci tutti meno sicuri di qualche giorno fa? E tra qualche mese, cosa avremmo dovuto temere? E l’indulto quali problemi risolve? Boh!
Il problema del reinserimento c’è, questo è certo. Ma c’era già prima e ci sarebbe stato anche di qui a qualche mese.
Il reinserimento degli ex detenuti nel tessuto sociale richiede soluzioni "normali".
L’approvazione dell’indulto ha determinato qualche timido passo in avanti da parte di qualche amministrazione comunale, ma siamo ancora lontani dalla meta. Gli organi d’informazione e i nostri rappresentanti, su questo problema dovrebbero aprire un dibattito serio e costruttivo che prescinda da vere o presunte emergenze e che giunga a soluzioni degne di un paese civile; ma ciò non sarà possibile fino a quando si continuerà a definire "diluvio" ogni innocuo temporale estivo.
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